Analisi dei vincitori degli EFA 2026 e delle tendenze che potrebbero influenzare le prossime nomination agli Oscar.
Si sono chiuse da poche ore le votazioni per le nomination agli Oscar 2026, che verranno annunciate il 22 gennaio. Il magazine online Variety, in una lunga analisi, riferisce che, stando a quanto emerso da molte conversazioni anonime avute con alcuni dei membri dell’Academy, si prospetta uno scenario molto più imprevedibile rispetto alle ipotesi fatte nelle scorse settimane.
Tra le categorie che sono sicuramente più “in movimento” c’è quella del miglior film straniero. Neon, che negli anni passati ha dominato le candidature, anche quest’anno si impone con diversi film in lingua straniera, creando però un problema inaspettato: la frammentazione dei voti.
Miglior film straniero: chi la spunterà?
Sentimental Value dalla Norvegia, L’agente segreto dal Brasile, No Other Choice dalla Corea del Sud e Un semplice incidente dalla Francia sono tutti film che puntano a ottenere altre nomination al di là della categoria di miglior film straniero, mirando a quella più ambita (miglior film), ma anche a quella di miglior regia e miglior attore/attrice protagonista.
In questo senso, è probabilmente molto utile analizzare quello che è successo la scorsa sera a Berlino, quando sono stati assegnati gli European Film Awards. Sentimental Value di Joachim Trier è stato il dominatore della 38esima edizione degli Efa, vincendo sei premi: miglior film, miglior regia, migliore colonna sonora, migliore sceneggiatura (Eskil Vogt e Trier), oltre ai premi per il miglior attore europeo e quello per la migliore attrice europea (Stellan Skarsgard e Renate Reinsve rispettivamente).
Cosa ci dicono gli EFA 2026
Un trionfo, insomma, che ha completamente offuscato gli altri contendenti. Secondo classificato, per numero di premi ottenuti, è stato lo spagnolo Sirāt di Oliver Laxe, che si è aggiudicato molti dei riconoscimenti tecnici (miglior casting director, miglior sound design, migliore fotografia, miglior montaggio e miglior production design).
Stando a quanto avvenuto agli European Film Awards, non è quindi difficile ipotizzare che sarà proprio il film di Trier a trovare il parere più favorevole dei votanti degli Oscar, a scapito – ad esempio – del film di Jafar Panahi (discorso diverso vale invece per L’agente segreto del brasiliano Kleber Mendonça Filho, che potrebbe anch’esso sperare in qualche nomination in più del previsto).

La corsa ai premi del maestro iraniano (vincitore della Palma d’Oro a Cannes) era cominciata nel migliore dei modi, con le vittorie ai Gotham Independent Film Awards, agli American Film Institute Awards e ad altri vari riconoscimenti di categoria.
Già però dopo la serata dei Golden Globes, da cui Panahi era uscito a mani vuote (scalzato proprio da L’agente segreto) aveva fatto capire che le cose, nonostante la qualità del film e l’attenzione nei confronti di ciò che sta avvenendo in Iran, potrebbero andare diversamente da quanto inizialmente auspicato.
Non solo Panahi potrebbe essere escluso dalle categorie principali (film, regia, sceneggiatura), ma a questo punto anche l’inizialmente scontatissima nomination nella categoria di miglior film straniero potrebbe vacillare. Si tratta di una sezione molto affollata quest’anno.
Oltre ai titoli già menzionati, vanno segnalati anche La voce di Hind Rajab (Tunisia), Kukoho dal Giappone, The President’s Cake dall’Iraq, Late Shift dalla Svizzera, Left Handed Girl (co-scritto dal fresco vincitore dell’Oscar Sean Baker) per Taiwan e, infine, Il suono di una caduta per la Germania.
Staremo a vedere cosa accadrà il 22 gennaio. In ogni caso Panahi – che non ha sicuramente bisogno di riconoscimenti dopo una lunga carriera costellata di capolavori – ha già annunciato di essere pronto a rientrare in patria una volta conclusa la campagna degli Oscar. Lì lo aspetta una pena da scontare a un anno di carcere in contumacia per “attività di propaganda” contro il regime.


