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I film di Roberto Benigni da vedere almeno una volta nella vita

Ricordiamo cinque film di Roberto Benigni da vedere almeno una volta nella vita.

Quella di Roberto Benigni è stata una delle indimenticabili icone nel cinema d’autore dalla fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80, grazie a una presenza unica, strana e fuori dalla norma. Corpo e fisico non ordinari e un nervosismo che si percepisce anche quando non fa nulla che la macchina da presa naturalmente adora.

Con il tempo e con l’esperienza, Benigni ha guadagnato un’espressività nei movimenti del corpo e nella capacità di recitare anche senza parole che sono eccezionali, confermandosi una maschera comica con delle potenzialità drammatiche eccellenti.

Il 10 dicembre 2025 su Rai 1 il premio Oscar è tornato in prima serata su Rai1 con lo spettacolo dal titolo Pietro – Un uomo nel vento, dopo Il Sogno e I dieci comandamenti. Per l’occasione abbiamo ripercorso la sua carriera cinematografica attraverso cinque film imprescindibili.

Di cosa parla Pietro – Un uomo nel vento

Il monologo Pietro – Un uomo nel vento di Roberto Benigni racconta la vita di San Pietro mettendo al centro non la figura del santo, ma quella dell’uomo. Benigni ne esplora l’umanità: le paure, i dubbi, gli errori, l’entusiasmo e la forza che lo hanno accompagnato prima e dopo l’incontro con Gesù.

Attraverso un racconto intenso e teatrale, Benigni ripercorre il viaggio di Pietro dalla Galilea fino a Roma, mostrando come un semplice pescatore sia diventato la “pietra” su cui si fonda la Chiesa.

Il monologo mette in luce una storia universale: quella di un uomo che si confronta con responsabilità più grandi di lui, con la fede, con le cadute e con il coraggio di rialzarsi. Lo spettacolo unisce emozione, spiritualità e umorismo, offrendo una riflessione profonda sulla vita, sulla speranza e sulla capacità di trovare un senso anche nelle prove più difficili.

I film di Roberto Benigni da vedere

Berlinguer ti voglio bene (1977)

Mario Cioni è un giovane sottoproletario i cui propositi di rivalsa sono affidati alle speranze di una rivoluzione guidata dal segretario del PCI Enrico Berlinguer. Succube del rapporto edipico con la madre e ossessionato dal sesso, trascorre le sue giornate con gli amici o a spasso per le campagne toscane parlando a vuoto, improvvisando scurrili monologhi e assurdi ragionamenti su Dio, sulla morale e sul sesso.

Quando gli amici gli annunciano, per scherzo, la morte della madre, Mario ne rimane sconvolto e trascorre la notte vagando senza meta.

Una scena da Berlinguer ti voglio bene (fonte: La7) - NewsCinema.it
Una scena da Berlinguer ti voglio bene (fonte: La7) – NewsCinema.it

Un film che rompe radicalmente con quello schema che fa capo alla commedia all’italiana e tenta di recuperare radici diverse da quelle piccolo-borghesi di quest’ultima, tornando a un dialetto arcaico e creando un personaggio sottoproletario che era sempre stato escluso da questo genere di cinema.

Daunbailò (1986)

Tre storie che si incrociano all’interno di una cella carceraria e tra le paludi della Louisiana. Tre corpi e tre volti fuori dai canoni come quelli di Tom Waits, che firma anche le musiche, John Lurie e Roberto Benigni raccontano meglio di tante altre cose questa storia appesa tra il sogno e la realtà. It’s a sad and beautiful world quello rappresentato e prediletto da Jim Jarmusch: una inquietante città fantasma di New Orleans che evoca l’apocalisse post-economica di Detroit.

Jarmusch ha il dono miracoloso di trovare sempre un vuoto onirico nelle città che mette in scena, in cui i suoi personaggi e noi, il pubblico, vaghiamo, come in un uno stato di semi-incoscienza, accompagnati spesso da colonne sonore ipnotiche. È il film che ha lanciato Benigni sulla scena internazionale e la sua presenza è fondamentale per conferire alla narrazione quel magico tocco giocoso e surreale.

Non ci resta che piangere (1984)

Del tutto disinteressati alla forma della narrazione canonica, Roberto Benigni e Massimo Troisi si lanciano in una lunga, inarrestabile, improvvisazione, che raggiunge vette di nonsense e sembra quasi volersi liberare dalla costrizione di seguire un pur labilissimo canovaccio. Alcune delle battute del film sono entrate a far parte del linguaggio comune, così come alcune scene ormai appartengono all’immaginario collettivo di una intera nazione.

La trama è stranota: l’insegnante Saverio e il bidello Mario sono fermi a un passaggio a livello nel bel mezzo della campagna toscana. Visto che il treno tarda a passare i due si incamminano per una stradina secondaria, ma l’automobile li lascia in panne e così sono costretti a continuare a piedi e a chiedere assistenza a una locanda. Il risveglio la mattina porterà una sorpresa scioccante: non sono più nel 1984, ma nel 1492…

Una scena da Non ci resta che piangere (fonte: Netflix) - NewsCinema.it
Una scena da Non ci resta che piangere (fonte: Netflix) – NewsCinema.it

La voce della Luna (1990)

Nella “bassa padana” felliniana, Benigni interpreta il mite Ivo Salvini, la cui mente è sempre in bilico tra fantasie e realtà. Crede di sentire delle voci, provenienti dai pozzi della campagna illuminata dalla luna, che lo esortano ad andare lontano per inseguire il suo ideale di donna che assomiglia alla luna tanto amata.

Nel suo vagabondare ha diverse piccole avventure con strani personaggi, tutti in possesso di una certa dose di follia. Il film può essere considerato il testamento cinematografico di Fellini: l’ultima protesta del grande maestro contro un mondo in cui la poesia, il silenzio e perfino la follia sono stati soppressi da una rumorosa volgarità.

Johnny Stecchino (1991)

Enorme successo al botteghino italiano (all’epoca divenne il più grande incasso italiano di tutti i tempi) e definitiva consacrazione di Benigni come attore e regista, Johnny Stecchino, al di fuori del suo aspetto comico ed esilarante, rappresenta ancora una volta una denuncia nei confronti di una società ingiusta, corrotta, perversa, incapace di agire in maniera onesta.

Il film, negli Stati Uniti, fu censurato dalle agenzie che si occupavano di stabilire il cosiddetto rate del film e di indicare, dunque, eventuali contenuti che avrebbero potuto offendere la sensibilità del pubblico. Nello specifico, venne eliminata la scena in cui Dante consegna all’amico Lillo il sacchetto di cocaina, nella speranza di curare il suo diabete.

Davide Sette
Davide Sette
Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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